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/ gennaio 2020
Melanie Wong, Reebok Contributor

Perché è così difficile ammettere che qualcun altro sia più veloce di noi?

Stai facendo la tua corsa serale in pace e tranquillità, quando all'improvviso ti sorpassa un runner che ha voglia di dimostrare qualcosa. Perché il nostro lato competitivo non riesce a sopportare che qualcuno sia più veloce di noi?

Mentre ero fuori in bicicletta ho incontrato un altro ciclista. Aveva uno zaino in spalla e pedalava di buon passo. L'ho superato all'ingresso della pista ciclabile e mi sono assicurata di fargli capire le mie buone intenzioni con un saluto amichevole quando gli sono passata accanto. 
 
Evidentemente lui non la pensava allo stesso modo.
 
Poco dopo è arrivato ruggendo alle mie spalle, marcandomi stretta per qualche minuto prima di sfrecciare avanti e tagliarmi la strada. Da un lato la sua manovra mi divertiva: vado in bici da corsa con ottimi risultati da 12 anni e so cavarmela con la maggior parte dei ciclisti, quindi non avevo niente da dimostrare al nostro campione. D'altro canto, però, il suo gesto mi stava infastidendo e così quel giorno non ho lasciato correre.
 
Anzi, ho accelerato per arrivare giusto a pochi centimetri da lui e vederlo sudare come un pazzo nel tentativo di seminarmi. Quando siamo arrivati a un incrocio ho rallentato. Desideroso di battermi a ogni costo, il nostro campione si è immesso sulla strada a tutta velocità, rischiando di farsi investire da un'auto in arrivo.  
 
 
Non è la prima volta che mi capita di constatare questo atteggiamento bizzarramente aggressivo quando sorpasso qualcuno, in particolare se si tratta di un uomo. 
 
"Ma che problema c'è?" Tornata a casa mi sono sfogata con mio marito, grande amante della corsa e della bici. 
 
"Magari quel tipo semplicemente non accettava di essere più lento di te", ha risposto lui, con un sorrisetto che dava l'aria di simpatizzare un po' con l'altro ciclista. E poi ha aggiunto, dopo una pausa: "Io non ho problemi ad ammettere se una donna è più veloce di me. Ma se sono in bici o sto correndo e c'è qualcuno davanti a me, uomo o donna che sia, devo raggiungerlo. Perché non voglio che nessuno mi batta." 
 

Qualcosa da dimostrare

Questo mi ha fatto riflettere: perché così tanti atleti, da chi si allena solo nel weekend ai semi-professionisti, ha difficoltà ad accettare che ci possono essere altri più veloci, forti o in forma? E la differenza di genere in che modo stimola la bestia competitiva che c'è in noi? 
 
Anche la mia amica ciclista Jennifer Barbour è testimone diretta di questa infantile competitività. Una volta le è capitato di sorpassare un uomo in bici su una strada di montagna in discesa. Lo ha avvertito ripetutamente che stava passando alla sua destra, ma avendo le cuffie lui non l'ha sentita. "Mi ha inseguito fin giù per la collina, mi ha affiancato e mi ha afferrato la maglia mentre andavamo entrambi a più di 30 km h per dirmi che non dovevo sorpassarlo così" racconta. Era visibilmente infastidito perché lei era più veloce. Ma lo sarebbe stato ugualmente se si fosse trattato di un uomo? Jennifer non ne è così sicura. "Diversi sportivi sono tacitamente concordi nel credere che le donne non siano veloci come gli uomini", conferma. "Se un uomo mi sorpassa vuol dire che è più bravo di me. Invece se sono io o un'altra donna a sorpassarlo, significa che lui è debole."
 
Questa credenza gioca un ruolo importante nel creare tensione tra gli sportivi dei due sessi secondo Greg Chertok, esperto di psicologia sportiva e consulente di performance che lavora con atleti amatoriali e professionisti di molti sport. “Considerate le implicazioni socioculturali derivanti dal sentirsi dire fin da piccoli da allenatori, insegnanti, pubblicitari e perfino dai propri genitori che i maschi sono più bravi, forti o veloci delle femmine, dovendo poi constatare di persona il contrario" spiega Chertok. "Molti di noi, magari inconsapevolmente, si aspettano che gli uomini ottengano risultati migliori delle donne nella maggior parte delle attività fisiche e attribuiscono un certo grado di debolezza a quelli che invece vengono battuti dal gentil sesso."
 
Parte di questi assunti deriva dalle basi della biologia: in linea di massima parecchi uomini hanno una costituzione fisica e biologica che consente loro di essere incontestabilmente più forti in molti sport. Quindi la pressione per essere più veloci delle donne è sempre dietro l'angolo, conferma Chertok. "Quando sentiamo che la nostra autostima è a rischio, siamo disposti a fare qualsiasi cosa in nostro potere pur di proteggerla, che si tratti di un commento da sapientoni o di un sorpasso aggressivo", spiega lo studioso. "La spinta in questo caso può essere intrinseca (non voglio essere sconfitto da una ragazza perché mi farebbe sentire patetico) oppure estrinseca (che cosa diranno gli altri se scoprono che ho perso con lei?)"
 

Tutti odiamo perdere

In base alla sua esperienza l'istruttore di corsa Brent Bailey conferma che la dinamica uomo vs donna esiste, ma avverte che la spinta competitiva a vincere non è solo una questione di genere, come evidenziato prima da mio marito. Bailey consiglia ai suoi atleti di non saltare a conclusioni affrettate: magari quel runner non ti ha dato una gomitata perché sei una donna; forse è semplicemente un tipo aggressivo che avrebbe trattato un uomo alla stessa maniera. 
 
Infatti gli esperti ritengono che le femmine possano essere motivate dalla paura di perdere tanto quanto i maschi. "Viviamo in una società in cui molto ruota intorno all'importanza di vincere e arrivare primi" ha dichiarato l'elite perfomance coach e psicologa Michelle Cleere. Fin da piccoli avvertiamo la pressione di essere primi per sentirci gratificati, che si tratti di avere un'ottima media a scuola o eccellere nello sport. 
 
"Ho visto questa sindrome da perfezionismo peggiorare parecchio negli ultimi 10-15 anni," dichiara Cleere. “Il nostro sistema sportivo favorisce tale atteggiamento. Si parla tanto delle capacità naturali e di come indirizzare i ragazzi verso gli sport competitivi quando sono ancora molto giovani. Questo stimola la voglia di vincere, il che può essere sano, ma porta anche a una scarsa capacità di accettare le sconfitte. Lavoro con atleti che faticano a capire che può valerne la pena anche se non si diventa i migliori in assoluto."
 

Stare al passo con i maschi

Cambiare questo modo di pensare non è affatto semplice. Né è sempre necessario farlo. È difficile immaginare Annie Thorisdottir che dice ai suoi avversari di Crossfit "prego, andate avanti voi, perché non salite sul podio grazie a un ultimo muscle up mentre io mi faccio da parte?" Tuttavia c'è da distinguere tra competitività rispettosa e condotta poco professionale. L'ex atleta della Nazionale USA di corsa alpina Allie “Mac” McLaughlin ha dichiarato che alla Pikes Peak Ascent, una delle più importanti gare di trail running, non sono mancati casi di uomini che davano gomitate alle donne spingendole fuori pista per scongiurare una sconfitta. "Potreste pensare che a livelli più bassi la gente abbia un ego meno sviluppato, ma a volte è proprio il contrario," ha dichiarato McLaughlin.  
 
Ad ogni modo assicura anche che la maggior parte dei corridori che incontra sono amichevoli e anche quando le capita di "gareggiare" casualmente con un uomo mentre si allena, l'interazione è di solito piacevole. Per Allie questo atteggiamento positivo dipende in parte dal fatto che la corsa presenta una più equa ripartizione degli atleti tra i due sessi e offre maggiore visibilità alle donne sulla scena internazionale. (Scopri di più su una donna che ha infranto le barriere nel mondo del running attraverso la progettazione di sneakers.)
 
"Ci saranno sempre uomini che faticano ad accettare le sconfitte così come ci sono stati in passato momenti di imbarazzo quando una donna è risultata più veloce" ammette Bailey, che ha sentito commenti sessisti sulle donne che corrono indossando reggiseni sportivi e capi in spandex, così come racconti di condotte antisportive per fare fuori le donne da una gara. Però pensa anche che, con l'aumento delle presenze femminili in questo campo, essere battuti da una donna stia diventando meno problematico. "Chiunque capisca qualcosa di sport sa che ci sono donne molto veloci in circolazione, capaci di sconfiggere la maggior parte degli uomini in gara."
 
 
Probabilmente siamo tutti colpevoli di essere troppo competitivi di tanto in tanto. Combattendo fino alla fine pur di non far vincere un altro essere umano. Allo stesso tempo, da qualche parte nel nostro cervello, sono ancora presenti idee obsolete su quale sesso dovrebbe essere più veloce e più forte. Nel 21° secolo le donne hanno sempre più voglia di correre e gareggiare assieme agli uomini, così come gli atleti di entrambi i sessi sentono l'impulso di inseguire chi si trova davanti. E tutto questo va bene, almeno finché ci ricordiamo che di base è più importante essere civili che arrivare primi. In fin dei conti a volte si tratta solo di un giro in bici per tornare a casa la sera.
 

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