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/ ottobre 2019

Essere atleta CrossFit, coach, donna e mamma. Tutto è possibile per la Queen del CrossFit Martina Barbaro.

Martina Barbaro: tra le top athletes CrossFit in Europa da quando questo Sport era sconosciuto ai più e praticato da pochissime donne; 6 appearance ai CrossFit Regionals con miglior piazzamento all’ottavo posto ottenuto nel 2016, l’ultimo a Madrid. Poi uno stop meditato e voluto per realizzare un sogno al di fuori del field di gara: diventare mamma.

      Abbiamo tutti ancora stampato nella mente l’ultimo wod dei Regionals 2016 -il settimo dopo tre giorni di competizione con thrusters and legless rope climb. Al termine di questo evento, ti giri verso la tifoseria italiana che ti ha seguita a Madrid per sostenerti e rivolgi a tutti un saluto con nel cuore una decisione già presa, quella della pausa dalle competizioni. Cosa hai provato in quel momento? Cosa hai pensato?

Anzitutto quel momento me lo ricordo come fosse adesso ed ho i brividi. Grazie per averlo ricordato perché a volte anch’io ci penso ed a tratti ci ho pensato negli anni di stop alla ricerca di avere un bimbo\bimba. Due anni di attesa non sono pochi, quindi, momenti di difficoltà – non posso nascondere- ci sono stati e quel momento li, negli attimi di down e ripensamento, era dove il mio pensiero ricadeva. Però dall’altra parte la voglia di diventare mamma era più forte per cui quel ricordo è rimasto uno dei più belli della mia carriera agonista. Ora che ho la mia bimba tra le braccia, quel ricordo lo vorrei rivivere, voglio tornare sul campo di gara. Quel momento è stato meditato e scelto, comunque voluto. Quindi torno indietro con la mente per rivivere quelle sensazioni, ma mai nella mia decisione.

Poi l’inizio di un nuovo periodo della tua vita, più dedicato a te come donna con l’obiettivo di diventare mamma che come atleta. Come hai vissuto questo switch nella tua quotidianità? Come sei riuscita a modificare le tue abitudini di atleta in termini di training? Ma soprattutto come sei riuscita a gestire a livello mentale quel desiderio di agonismo e di spingersi sempre oltre tipico di un atleta?

Non è stato facile inizialmente. La prima cosa che ho fatto è stato ascoltare quello che mi ha sempre detto mia madre ed Ernest: “Relax”. Io non sono una persona molto rilassata e per diventare mamma – sicuramente- ci doveva essere questo elemento che poco mi appartiene.

Quindi, in concreto, la prima cosa che ho fatto è stato cercare di “rilassarmi” sia a livello di allenamento che a livello di alimentazione. 

A livello di training, allenarsi 2 volte al giorno per 4\6 ore non aveva più senso. Questo anche perché senza obiettivi agonistici, allenarsi per così tanto tempo, soprattutto avendo un'altra missione del tutto opposta, sarebbe stato stupido. Per cui ho cercato di fare quello che mi piace, la mia passione da sempre, ossia allenarsi e muoversi e l’ho fatto tendenzialmente seguendo le classi. Da una programmazione agonistica ho deciso di allenarmi seguendo le classi programmate in Reebok CrossFit Officine aggiungendo qualcosa se ne avevo voglia.

Per quanto riguarda l’alimentazione, ho sempre avuto la fortuna di poter mangiare tanto. Facendo l’atleta dovevo mangiare una determinata quantità di proteine, carboidrati e grassi. Nel momento in cui ho deciso di diventare una mamma, l’alimentazione mi ha aiutato anzitutto a regolarizzare il mio ciclo per poter mirare ad avere una gravidanza. 

-       Open 2017. Affrontati, comunque, con un diverso obiettivo e mood. Grandi risultati ed una sorpresa, corretto?

Corretto! Io non mi sono iscritta agli Open 2017 perché il mio mood era diverso. Se non sono focalizzata al 100% su un obiettivo ed un progetto, non rendo. Per cui non mi sono iscritta agli Open ma li ho affrontati per divertirmi e tener compagnia al Miglio (Stefano Migliorini) mentre ero al Box e senza obblighi. In sostanza, se usciva un workout che mi piaceva e mi divertiva, lo facevo.

Alla fine nelle varie settimane di quegli Open erano usciti tutti workout abbastanza nelle mie corde. Mi sono sentita bene facendoli, in totale relax, non avendo una leaderboard con cui confrontarmi. Ci sono stati due o tre momenti in cui non mi sentivo al mio 100% e mi sono detta che si sentiva la differenza dall’allenarsi due volte giorno per ore al fare una classe. Ma andava bene così. Detto questo ho fatto un massimale di clean a 80kg, dei deadlift pesanti, insomma ho fatto quello che mi sentivo nonostante, a volte, mi sentissi corta di fiato.

Alla fine degli Open, dopo una vacanza, sono tornata e durante una visita di controllo “bellissima” dalla ginecologa che mi aveva in cura, scopro di essere al quinto mese di gravidanza. Quindi, mi sono fatta tutti gli Open con handstand push-ups, camminata in verticale, alzate pesanti e tutto il resto, con la piccola Mea nella pancia.

-       Quando hai avuto conferma della gravidanza, qual è stata la tua prima reazione?

Quando l’ho saputo: la cosa più bella del mondo. L’inconsapevolezza fa tanto: a posteriori sapere di aver fatto quegli Open, essermi goduti in totale relax con lei nella pancia, un'esperienza fighissima. Lo rifarei, tutta la vita.

Dopo la meravigliosa scoperta, come sono cambiate le tue abitudini (di training e non solo)? Cosa suggerisci alle donne che sono convinte che il movimento possa nuocere alla gravidanza? Cosa si perdono?

Dal giorno prima di scoprire che ero in cinta facevo la classe basandomi anche su come mi sentivo e su quello che avevo voglia di fare. Facevo ogni tipo di esercizio senza limitarmi prediligendo i movimenti ginnastici. Come molti sanno,  non amo i grandi pesi ed i bilancieri pesanti, per cui negli ultimi due anni dovendo scegliere tra un massimale di snatch ed una camminata in verticale, la mia scelta ricadeva sulla camminata in verticale.

Dal giorno dopo che ho scoperto di essere in cinta, non ho cambiato praticamente nulla del mio training. Ho tolto ovviamente il lavoro per la mid-line, dato che il lavoro per il core è contrastante la gravidanza. Poi, in realtà mi sono semplicemente ascoltata giorno dopo giorno. Ho tolto i movimenti in kipping, ho tenuto tutta la ginnastica strict, bilancieri con i carichi che mi sentivo di poter affrontare. Facevo le classi ed ho corso e saltato corda e box dal primo giorno di gravidanza a quando ho partorito.

Il suggerimento per tutte le donne che stanno affrontando una gravidanza è ASCOLTARSI. Non esiste una regola. Quello che ho fatto io potrebbe non farlo nessun altro o magari si. Ci sono atlete dei Games che hanno fatto un decimo di quello che ho fatto io, altre di più di quanto ho combinato io in 9 mesi.

Adesso che ho affrontato la gravidanza, posso aiutare ancora meglio le ragazze in dolce attesa che al Box si rivolgono a me. Non che non lo facessi prima ma sicuramente ora ho maggiori strumenti per poter suggerire quello che possono fare.

Purtroppo, in Italia spesso si sente dire  ancora spesso “sono in cinta, non mi muovo più”, cosa che non succede all’estero. Devo dire che nell’ambiente del CrossFit qualcosa sta cambiando, forse perché ci sono diversi esempi di donne che- come me- si sono allenate e si allenano nei Box. Sta aumentando la consapevolezza e sempre più donne vengono a informarsi e chiedere un programma di training sostitutivo perché hanno voglia di continuare ad allenarsi con il pancione. Questo è molto bello.

Per una atleta ed uno sportivo, il fisico è importante. E ’-insieme alla mente- il mezzo attraverso cui raggiungere i propri obiettivi agonistici. Per una donna, il tema della fisicità è ancora più delicato. Com’è stato veder cambiare il proprio fisico?

Mi sono accorta di essere incinta al quinto mese di gravidanza. In quelli che ho scoperto poi essere i primi mesi di dolce attesa, allenandomi di meno ero consapevole nel vedermi un po’ meno muscolosa, con un paio di kili in più…adesso che mi ci fai pensare avevo anche un po’ più di seno ed Ernest me lo aveva fatto notare.

Detto questo e non sapendo di essere incinta, pensavo che il mio cambiamento fisico fosse  anche legato al fatto che mi allenavo di meno ed accettavo che il mio corpo avesse delle curve – lasciatemi passare il termine-  un po’ più femminili. Ma in realtà nei primi cinque mesi avevo mantenuto un fisico sportivo.

Nel momento in cui la pancia è cresciuta e la gravidanza è andata avanti, ho preso 4,6 kili in 9 mesi. Praticamente nulla. Ma vedevo la pancia crescere e la trovavo bellissima. Sinceramente non mi sono mai piaciuta e sentita così bene come in gravidanza. Sono, certamente, stata fortunata: i kili presi erano pochissimi ma io la paranoia del fisico, in gravidanza, non l’ho mai vissuta.

Credo che il mio consiglio -da donna sportiva- sia quello di godersi a pieno quel momento, questo non significa lasciarsi andare o sfondarsi di cibo. Io mi sono sempre allenata ed ho mantenuto le mie abitudini alimentari identiche a quelle della gravidanza concedendomi qualcosa in più.

Non ho mai avuto la paranoia di voler tornare al mio fisico atletico in un battibaleno, mi sono goduta ogni giorno.

-        Martina Barbaro_1

      Dopo la nascita della sorprendente Mea, come sono cambiate le tue priorità? Come sei riuscita\stai riuscendo a trovare un equilibrio tra le tue incombenze di mamma, il tuo lavoro al Box ed i tuoi allenamenti?

Da quando è nata Mea la priorità è stata solo lei. Era tutto nuovo per me e non mi sono data – a differenza di quanto io faccia generalmente – alcun tipo di scadenza, non ho fatto programmi. Mi sono data pochi punti da rispettare. In primis, educare mia figlia non dico con severità ma con regole che – secondo me- la facciano crescere in maniera sana.

Non è stato immediato riuscire a trovare tempo per me. Era importante mantenere uno spazio per me  -che per un atleta significa trovare un momento per allenarsi- compatibilmente a come mi sentivo nei mesi successivi alla gravidanza ed durante l’allattamento.

Quindi, l’obiettivo è stato trovare un balance tra il dare una educazione a lei e dedicare tempo a lei – questa la priorità – e l’allenarmi senza aver fretta di recuperare. Mi sono detta che se doveva arrivare il momento di tornare a gareggiare – se fosse stata questa la strada- e tornare in forma come prima che la piccola venisse al mondo, sarebbe arrivato.

Mi sono semplicemente data del tempo. 

-         Back to the roots… Com’è iniziata la tua collaborazione con Reebok e in cosa hai sentito una affinità rispetto ai valori e agli obiettivi di questo Brand?

Devo essere onesta, senza stendere tappeti rossi, senza Reebok non sarei arrivata dove sono.  Non è stato solo uno sponsor tecnico ma mi ha supportato anche a livello umano. Ha sempre creduto in me anche nei momenti in cui non ero sui campi di gara. Reebok non lo sento come sponsor, lo sento come una famiglia.

Domanda che tutti ti fanno o che tutti si chiedono: cosa c’è nel futuro di Martina Barbaro nel CrossFit? Quanta voglia hai di scendere sul field?

La voglia è davvero tanta ma la priorità è sempre mia figlia. Quindi sarà sempre lei l’ago della bilancia nelle mie scelte. Ci sono diversi possibili percorsi.

Io ho 33 anni, master +35 è l’opzione quella più papabile. Ma onestamente aspettare 2 anni è un obiettivo un po’ lontano per mettersi a regime. Quindi l’alternativa più ragionevole sarebbe quella di gareggiare in team. Vediamo con che team. Per ora non sveliamo ancora niente. Intanto iniziamo ad allenarci con concretezza e dedizione e poi vediamo cosa esce fuori.

Cosa ti aspetti di trovare calcando nuovamente il field di gara e cosa ti porterai di questo tuo vissuto dalla pausa?

Sul campo penso di trovare come sempre la voglia di dare il massimo di me stessa ed arrivare per prima alla finish line. Quando riprenderò a gareggiare, so già che non scenderò sul field solo per me stessa ma anche per mia figlia. Detto questo, le asfaltiamo tutte le avversarie sia in squadra che non in squadra.

Martina Barbaro_2

-         Oltre ad essere un atleta, sei anche un coach. Cos’è la cosa che ti piace di più del coaching e cosa ti da più soddisfazione? Cosa porti della tua esperienza di atleta nell’insegnamento? Cosa della tua esperienza di mamma?

Nella domanda c’è già la risposta. La mia esperienza di atleta mi aiuta tanto nel coaching con le persone che vogliono imparare qualcosa di più avanzato. Queste però non sono le uniche persone alle quali io amo fare coaching, anzi. La magia del nostro mestiere è riuscire a far fare cose avanzate a persone che credono di non poter mai riuscire a fare anche i movimenti basici.

Un esempio è insegnare ai bambini, cosa che facevo prima di insegnare CrossFit. L’insegnamento ai kids è rimasto sempre nel mio cuore e da quando ho la mia polpetta tra le braccia è la cosa che voglio assolutamente andar avanti a fare. A loro si possono insegnare delle cose inimmaginabili.

Se dovessi descriverci Martina con una parola?

Perseverante.

Vedremo Mea calcare i palcoscenici delle gare CrossFit? Cosa speri per il suo futuro?

Se lei lo vorrà, si. Se vorrà fare altro, sarà libera di fare quello che vuole. Sono una mamma severa ma voglio assolutamente che Mea ascolti le sue passioni. 

Segui Martina e lasciati ispirare!

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