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Style / marzo 2020
Danielle Rines, Reebok Editorial

La storia delle leggendarie sneakers Reebok Pump

Trent’anni fa nasceva l’iconica tecnologia Pump, che continua tutt’oggi a dominare la scena nell’universo sneakers.

In un’epoca in cui i marchi di scarpe sportive facevano a gara per proporre i modelli più innovativi e con tecnologie all’avanguardia, Reebok elaborò una strategia per sbaragliare la concorrenza: Reebok Advanced Concepts .  

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Reebok Instapump Fury OG.

In un’epoca in cui i marchi di scarpe sportive facevano a gara per proporre i modelli più innovativi e con tecnologie all’avanguardia, Reebok elaborò una strategia per sbaragliare la concorrenza: Reebok Advanced Concepts.

Il team Reebok Advanced Concepts (RAC), creato alla fine degli anni ‘80, si dedicava a dare vita alle idee più innovative per conto del celebre marchio e divenne ben presto un punto di riferimento nell’universo sneakers. Sono state tante le creazioni e invenzioni del gruppo, quali la suola frazionata, la tecnologia DMX e l’intersuola 3D Ultralite, ma fra tutte le Pump rimangono ancora un’icona che fa parlare di sé.

Nel 1989, sul modello delle sneakers alte di fine anni ’80 e inizio anni ’90, Reebok lanciò le scarpe PUMP, divenute ben presto il biglietto da visita del marchio nel mondo del basket. Create a partire da un’idea del leader del gruppo RAC, Paul Litchfield, le PUMP rappresentavano una sfida non da poco, dato che all’epoca circolavano già idee per progetti simili. Come riportato nell’archivio Reebok, la tecnologia PUMP è dotata di camere d’aria integrate che si gonfiano o sgonfiano per permettere alle parti della scarpa che avvolgono la caviglia di adattarsi al piede, fornendo stabilità e supporto. Il design delle gabbie pneumatiche è stato accuratamente studiato in modo da permettere solo a una limitata quantità di aria di raggiungere le parti più flessibili del piede e supportare il movimento.

Sfogliando l’archivio Reebok, Litchfield trovò l’ispirazione per questa innovativa tecnologia, cercando la soluzione a un problema condiviso da molti atleti. Il team leader racconta che: “Dopo aver ascoltato le necessità dei giocatori, sia professionisti che dilettanti, creammo la tecnologia PUMP. Volevamo una scarpa che fornisse un maggiore supporto. Nel tempo, il fisico dei giocatori era cambiato, mentre le calzature da basket erano rimaste delle scarpe high top, solo con qualche numero in più. Oggi le scarpe non sono più così alte e si preferiscono modelli low o medium cut, mentre all’epoca la cosa più importante era fornire sostegno alla caviglia; è per questo che nacque la tecnologia PUMP” .

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Due prototipi dopo, Litchfield passò la palla al designer Paul Brown. Nel giro di quattro o cinque giorni, ne uscì un design solido e definitivo. “Affidai il progetto a Paul Brown”, racconta Litchfield. “Paul decise di spostare il meccanismo PUMP non solo sulla linguetta, ma anche sulla tomaia. Inoltre, pensò di conferire alla scarpa un design differente, posizionando il meccanismo di apertura sulla tomaia. Ci aveva azzeccato. Quando vidi il bozzetto, lo capii all’istante: quella era la scarpa che volevamo. Così iniziammo a darle vita. Furono dieci mesi di intenso lavoro” .

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La sneaker rappresentava solo l’inizio della fortunata rivoluzione Reebok Pump. Esistono diversi nomi per questa epica tecnologia: a volte viene chiamata “Reebok Pump Retro”, altre “Reebok Pump Original”, ma la sostanza non cambia. Il modello è anche all’origine di alcune incredibili collezioni, come quella di DJ Senatore, ex proprietario di un negozio di sneakers, che ha collezionato circa 400 paia di Reebok Pump, guadagnandosi il titolo di maggior collezionista di Pump al mondo.

“È iniziato tutto per una questione di nostalgia”, afferma il collezionista, “dato che le indossavo quand’ero bambino. All’inizio degli anni 2000, vidi in un negozio la Reebok Omni Lite, rilanciata in diversi colori. Ne acquistai 3 o 4 paia diverse e da lì iniziò tutto. Cominciai a vendere tutte le altre scarpe che avevo e mi concentrai solo su Reebok; mi piaceva fare qualcosa di diverso dagli altri e avere una collezione unica”.

Da vero collezionista, Senatore è sempre alla ricerca di nuovi modelli di Reebok Pump, ovunque si trovi e a qualunque costo .

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“Una volta per il lancio di un modello”, racconta, ”ho guidato dal New Jersey fino a Washington D.C. di venerdì notte, ho dormito in macchina fuori dal negozio, ho comprato le sneakers e sono tornato indietro in tempo per aprire il mio di negozio. Dovunque vada in viaggio, cerco le Pump; ho spedito le scarpe a casa da Las Vegas e addirittura dalla Germania”.

Per omaggiare la sua collezione, Paul Litchfield in persona ha regalato qualche paio di Reebok Pump a Senatore. I due infatti sono diventati amici, accomunati dalla passione per le sneakers.

“Il primo paio di sneakers che ho comprato quando ero al college sono state le Reebok Omni Lite, del valore di 100 $. Da allora, mi sono portato a casa diverse paia per soli 50 $. Al contrario, sono arrivato a pagare 450 $ per alcuni modelli originali introvabili e fino a 1.000 $ per un modello rarissimo, che non pensavo sarei mai riuscito a trovare. Sono anche fortunato ad avere come amico Paul Litchfield, che mi ha inviato qualche paio in esclusiva. Un gesto che non ha prezzo”.  

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Stai pensando di seguire le orme di Senatore e iniziare a collezionare Pump? Per fortuna, le OG sono ancora in circolazione; puoi trovare in giro alcune versioni delle PUMP, ma sono piuttosto care. Su alcuni siti online puoi acquistare un paio di Retro Reebok Pump Omni Lite come nuove a 210 €, mentre un paio di Reebok Pump Retro nella versione originale del 1989 può arrivare a costare 290 €! Se non cerchi l’esclusività, esistono altri modelli interessanti che si aggirano attorno agli 80-140 €.

Sull’onda del successo della silhouette originale, nel 1992 fu lanciata la tecnologia Reebok Instapump, l’evoluzione delle PUMP. Secondo l’archivio Reebok, la tecnologia gonfia le scarpe all’istante, per una calzata più aderente e personalizzata. L’Instapump era celebre per l’utilizzo di un sistema di pompe che gonfiano le camere ad aria di CO2 in pochi secondi (troppo avanti per l’epoca, non trovi?!). Disegnate inizialmente per migliorare le performance degli atleti, queste sneakers sono diventate l’emblema degli sportivi che fanno sul serio

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La Reebok Instapump Fury o “Reebok Pump Fury” del 1994 fu la prova che una scarpa da running poteva funzionare anche senza lacci. Il designer Steven Smith creò una scarpa unica, mai vista prima. Come riportato nell’archivio Reebok, la sneaker era dotata di un sistema di camere ad aria sull’intera struttura della scarpa al posto dei lacci, mentre al posto dell’intersuola vantava il leggero materiale GraphLite. La suola esterna separata gettò le basi per le future evoluzioni della tecnologia con suola frazionata.

 

Tuttavia, la tecnologia PUMP era tutt’altro che superata. Le versioni successive portarono al lancio di The Fury 2 nel 2003 e 2004, dotata del nuovo sistema Pump 2.0. Come riportato nell’archivio Reebok, quest’ultimo consisteva in una camera d’aria che si gonfiava automaticamente camminando, eliminando così la pompa manuale utilizzata fino a quel momento. E a dirla tutta, la silhouette appariva davvero contemporanea e snella.

Vent’anni dopo, l’Instapump Fury continua ad essere un’enorme conquista tecnica nel mondo delle calzature. Le versioni aggiornate della sneaker Reebok sono tutt’ora disponibili, cosa che ne conferma la costante popolarità .

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Pump Supreme.

Nel 2014, per festeggiare i vent’anni delle Instapump Fury, Reebok ha lanciato 27 collaborazioni esclusive e nuovi modelli, per la gioia degli appassionati di sneakers. Grazie anche alle celebri collaborazioni con importanti marchi di design e influencer, la Pump resta una vera e propria icona che continua a rinnovarsi e a innovare il mondo delle sneakers .

Style / marzo 2020
Danielle Rines, Reebok Editorial