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CrossFit® / maggio 2018
Maureen Quirk, Global Newsroom

Vellner e Letendre, una relazione atleta-coach davvero speciale

Venerdì, Reebok CrossFit Games East Regional. Gli atleti sono riuniti nell’area riscaldamento al Times Union Center, in attesa dell’inizio del primo evento individuale della competizione. Alcuni di loro agitano le gambe, altri sono già in sella all’Assault Bike per sciogliersi in vista dell’inizio della sessione cardio Triple Three.

E poi c’è Pat Vellner.

Terzo Fittest Man on Earth in carica, Patrick è al centro dell’area di riscaldamento ma, a differenza di tutti gli altri atleti in gara, non si muove. È lì in piedi, sorride – anzi, ride – mentre chiacchiera con la sua coach e connazionale Canadese, Michele Letendre.

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“Pat sta scaldando la bocca”, dice Letendre, facendo ridere ancora di più Vellner.

Sono entrambi visibilmente rilassati e perfettamente a proprio agio.

A testa alta

Vellner si aggiudica subito il primo posto nella sua heat del Triple Three, per poi atterrare ad un ottimo terzo posto generale nel primo evento.

E mentre gli occhi di tutti sono puntati su di lui, io continuo a guardare Michele Letendre.

L’area di riscaldamento rimane affollata di uomini, nonostante gli atleti prendano pian piano posto nell’area di gara. Anche i coach hanno accesso alla zona riscaldamento e a giudicare dalla spiccata maggioranza maschile, ne deduco che quasi tutti gli atleti uomini abbiano un coach uomo. Tutti tranne Vellner. Un’altra caratteristica che lo distingue dalla folla.

Anche nel momento cruciale, a 5’1”, Letendre non si scompone tra i suoi colleghi uomini, e osserva il suo atleta superare tutti gli altri.

Quando le chiediamo come si sente a essere una delle poche donne tra i coach, risponde : “non ci penso quando lavoro”.

“Ovviamente non posso dire che non ne sono consapevole, sono una donna e alleno atleti uomini professionisti”, continua Letendre. 

Ovviamente non posso dire che non ne sono consapevole, sono una donna e alleno atleti uomini professionisti

“È una grande sfida e a volte può fare paura, ma fa parte del gioco. Sono molto orgogliosa di non essermi fatta scoraggiare”.

E qui interviene Vellner.

“Per quello che mi riguarda, mi sembra che funzioni molto bene”, dice, riferendosi alla sua performance da podio dello scorso anno ai CrossFit Games. “Dovrebbero farlo in tanti”.

Un incontro fortuito

Gli appassionati CrossFit ricorderanno che prima di diventare coach e ideatrice di Deka Comp, Michele Letendre è stata sei volte in gara ai Reebok CrossFit Games. Nel 2014, in occasione dei Canada East Regionals, Michele incontra Pat Vellner per la prima volta.

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“Ricordo che quell’anno, tutti ai Regionals si chiedevano chi fosse questo Patrick Vellner”, scherza Michele, che arrivò quarta ai Games, 

mentre Vellner non riuscì a qualificarsi.

Patrick alza gli occhi al cielo.

“Quell’anno non mi ero nemmeno allenato in un vero box CrossFit. Mi allenavo a scuola”, spiega. “Poi, dopo quei Regionals, ho iniziato ad allenarmi dove si allenava Michele. Tutto il team con cui sono andato ai Regionals l’anno successivo si allenava in quella palestra, ci siamo incontrati lì e abbiamo stretto un legame molto forte”.

Nel 2016, Vellner tornerà a gareggiare individualmente e conquisterà la sua prima qualifica ai Games. Nel frattempo, Letendre si allena per quella che sarebbe stata la sua ultima edizione dei Games prima di ritirarsi dalle competizioni Elite.

Ricordo che quell’anno, tutti ai Regionals si chiedevano chi fosse questo Patrick Vellner’

“Quell’estate vivevo a Montreal e Michele si era spostata a Blainville per allenarsi a Deka CrossFit. Io non avevo grandi piani e così l’ho ricontattata: ‘Ciao, sono qui per il prossimo mese e mezzo, magari potremmo incontrarci”.

E fu così che Letendre invitò Vellner a casa, per trascorrere l’estate con lei e il ragazzo.

“Lui cercava una sistemazione e noi avevamo un sacco di spazio a casa”, spiega Letendre con tutta naturalezza.

E così Michele e Pat passarono le settimane successive ad allenarsi insieme senza sosta. Anche se non era ancora diventata ufficialmente il suo coach, Pat ammette “Facevo tutto quello che faceva lei”.

“Eravamo atleti opposti e questo era estremamente utile ma anche incredibilmente frustrante”, aggiunge Letendre. “Ci sfinivamo a vicenda, spingendoci sempre oltre i limiti”.

Eravamo atleti opposti e questo era estremamente utile ma anche incredibilmente frustrante

Vellner annuisce. “Ne vinceva una lei, e poi una io. Passavamo le giornate a rilanciarci la sfida”.

“Essendo uomo e donna, non c’era competizione tra noi, o almeno era una competizione molto sana.”

Un metodo decisamente efficace.

Al punto che al suo esordio ai Games, Vellner conquista l’ultimo gradino del podio, un meritatissimo e inaspettato terzo posto ai Games 2016.

 

I got my first retirement card today! Thank you @pvellner !!! #thirdbestexerciser

A post shared by Michele Letendre (@mich_letendre) on Aug 5, 2016 at 5:19pm PDT


‘ Esplorare nuove acque ’

Dopo i Reebok CrossFit Invitational del 2016, dove Vellner e Letendre gareggiano insieme nel Team Canada, Michele annuncia il suo ritiro dalle competizioni e si dedica ufficialmente a Deka Comp. Senza pensarci un attimo, Vellner si iscrive immediatamente nella sua palestra.

“Era davvero perfetto per me”, dice. “Avevamo già lavorato insieme l’estate precedente e le cose erano andate davvero bene quell’anno, quindi perché non continuare questa collaborazione straordinaria?”.

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Oggi Michele e Pat lavorano insieme a distanza, lei a Montreal, lui a Toronto. Ma nessuno dei due percepisce la distanza come un ostacolo.

“Nel corso della mia carriera ho sempre avuto coach a distanza”, spiega Letendre.

“Pat è un atleta intelligente. Sa quello che fa, si informa su tutto e sa bene qual è il suo obiettivo. Non gli servo fisicamente lì. Il mio ruolo è dargli un piano, un programma di allenamento e aiutarlo a rispettarlo. Ma anche lasciargli la libertà di fare le cose a modo suo”.

Quando gli chiediamo se abbia mai messo in discussione la decisione di avere un coach donna, Pat risponde tranquillamente, “No, non l’ho mai nemmeno considerato”.

“Non vedo Michele come una donna coach. Michele è un coach, ed è stata un’atleta. È un coach con esperienza sul campo, impagabile”.

Non vedo Michele come una donna coach. Michele è un coach, ed è stata un’atleta. È un coach con esperienza sul campo, impagabile

“È brava in tutte le cose in cui io sono carente, e in più ha esperienza. È forte nel sollevamento pesi e per questo voglio imparare molto da lei, per migliorarmi. Ha esperienza nei settori in cui io sono più debole, e questo per me è un vantaggio enorme. Questo conta di più di essere un coach uomo o donna”.

E se Vellner non sembra preoccuparsi affatto, Letendre non nasconde che ogni tanto la cosa la intimorisce. “Quando il terzo Fittest Man on Earth ti chiede di essere il suo coach, fa sempre un po’ paura”, dice.

“Quando parlo di programmazione, a volte mi rendo conto che tutte le persone attorno a me sono uomini. Mi avventuro in acque nuove e sconosciute, e cerco di sfruttare la situazione a mio vantaggio”.

Mi avventuro in acque nuove e sconosciute, e cerco di sfruttare la situazione a mio vantaggio.

Per fortuna, ci pensa subito Vellner a smorzare la serietà del momento.

“A volte temo che ci siano dei problemi di conversione di pesi, e che Michele li scali in maniera bizzarra perché non si rende conto di quanto peso possa sollevare un uomo. Ma probabilmente è solo il mio modo di giustificarmi quando il workout è davvero tosto. Giuro, a volte credo che cerchi di uccidermi”.

Michele ride. “Di solito Pat legge il programma e mi risponde ‘Sei impazzita, non puoi farmi questo’. In genere, cerco di resistere. Sei il terzo Fittest Man on Earth, non dirmi che non puoi farlo.

“È un’ottima risposta per mettermi a tacere”, conferma Vellner.

Verso il prossimo obiettivo

Con la vittoria degli East Regionals di questo weekend, Vellner si è conquistato l’accesso a Madison. Il primo weekend di agosto, parteciperà per la terza volta ai Reebok CrossFit Games come atleta individuale.

Senza timore, annuncia il suo massimo obiettivo per la stagione: “Voglio vincere i CrossFit Games. Lo dico, e lo faccio”.

Voglio vincere i CrossFit Games. Lo dico, e lo faccio

Un’affermazione che porta un sorriso sul volto di Michele.

“Credo che Pat abbia un enorme talento, ma a volte sembra che abbia timore a esprimerlo là fuori”, dice.

“Avevo lo stesso problema quando gareggiavo. Conosco quella paura di chiarire chi sei e cosa vuoi. Penso che quando un atleta riesce a definire chiaramente i suoi desideri, obiettivi e abilità, allora diventa inarrestabile.

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