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Running / maggio 2018
Ryan Gwaltney, Global Newsroom

Reebok Ragnar Relay: la storia di 6 amici, 250 km di corsa e 36 ore di tempo

Come correre 250 km in 36 ore senza dormire? Semplice basta riunire un gruppo di amici, affittare un van, caricarlo di positività, umorismo e spirito di squadra. Pronti?

Abbiamo seguito sei amici durante la loro impresa alla Reebok Ragnar Relay da San Francisco a Napa, in California.    Lungo i 250 km del percorso e nelle circa 36 ore necessarie per completarlo, i sei impavidi runner sono stati trasportati in un turbinio di emozioni: tra lacrime disperate e risate a crepapelle, alla fine hanno tagliato tutti insieme un traguardo importantissimo, come runner e soprattutto come team.

È stata proprio l’energia travolgente della community running a spingere molti di loro fino al traguardo. Sotto la guida dell’esperta Laura Ingalls,running coach di Boston, il team composto da cinque donne e un uomo e dal nome quanto mai appropriato “5 Bras and 1 Bruh”, ha affrontato questa esperienza con grinta e determinazione.   

“Sono quel tipo di persone che si abbracciano sempre e rimangono focalizzate sulla community, l’atmosfera è accogliente e ognuno è libero di essere se stesso”, spiega Ingalls.

Un team tradizionale  Reebok Ragnar Relay  è composto da 10 runner, e ognuno di loro corre per tre volte (tre leg) lungo il percorso. Poi ci sono gli “Ultra team”, come quello che seguiremo in questo video, che raddoppiano la difficoltà e affrontano il percorso soltanto in sei.

Chris Clark , un runner di Chicago che correrà la sua seconda Reebok Ragnar Relay, ci spiega: “Non ci sono pause.   Sei coinvolto in ogni fase del percorso, dall’inizio alla fine. È una prova enorme che risulta quasi insormontabile per un singolo individuo”.

Dopo ore di fatica, dolori, pochissimo sonno e un paio di barattoli di sottaceti, il team è riuscito a raggiungere il traguardo e ogni componente ha corso dai 40 ai 60 km, nel corso delle 36 ore totali.  

Mangiare, dormire (pochissimo) e fare stretching all’interno di un van da 11 persone è certamente un’opportunità insolita per stringere legami unici. 

“La mancanza di sonno è il principale motivo di disagio”, confessa Kristen Fennell. “Le opzioni sono due: può diventare insopportabile o divertentissimo”.

Ma nonostante le difficili corse in notturna, il team è riuscito a mantenere alto l’umore anche nel bel mezzo della notte.

“Sono talmente stanca che non riesco nemmeno a formulare una frase, ma andrà tutto bene”, dice Nicole Rodriguez.

Manca sempre meno al traguardo e il team si trova ad affrontare un nuovo ostacolo: il limite di tempo massimo concesso.

Anya Ipatova aspetta di partire per la sua terza leg, ma il suo compagno di squadra non si vede ancora all’orizzonte: “Dopo un po’, Chris non arrivava, abbiamo iniziato a preoccuparci, doveva arrivare in tempo al punto di cambio perché avevamo un limite massimo da non superare se volevamo portare a casa il risultato”, racconta.

Ma per fortuna, ecco Chris spuntare dalla curva, pronto a passare il braccialetto a Anya, la prossima runner. Finalmente, poco dopo, tutto il team taglierà insieme l’ambito traguardo.

Una corsa così lunga comporta inevitabilmente successi e fallimenti lungo la strada, ma ogni componente del team ha contribuito al successo finale, motivando la squadra a superare i propri limiti per completare la corsa.

“È la forza della community che mi permette di dare il massimo, ogni giorno”, dice Mandie Lovan, che ha trovato conforto nella corsa dopo la scomparsa del marito e del figlio.  “Queste sono le persone che sono sempre state al mio fianco.  Quando sono triste, metto le scarpe e vado a correre con gli amici”.

Grazie a questa corsa estenuante, intrepida e forse un po’ insolita i sei  runner  hanno riscoperto il valore della community, l’importanza del supporto reciproco e hanno potuto apprezzare il lato più umano di ognuno nei momenti di difficoltà.

“Correre insieme per diventare runner migliori e persone migliori,   

condividere questa esperienza con il team, è questo che fa davvero la differenza. Insieme tutto diventa più stimolante e più semplice”.

Raccontaci un’esperienza indimenticabile che hai condiviso con la tua running crew. Posta una foto su Instagram o Facebook e tagga  @Reebokitaly

Running / maggio 2018
Ryan Gwaltney, Global Newsroom